Vino: «Il “bio” non sia solo marketing»

 L'ecostoria: Ampelio Bucci    L'ecostoria: Ampelio Bucci    L'ecostoria: Ampelio Bucci    L'ecostoria: Ampelio Bucci    L'ecostoria: Ampelio Bucci

Ampelio Bucci: «Non voglio che sia vissuto come uno strumento di marketing banale e di moda»

Dall’età di 13 anni Ampelio Bucci segue le orme del padre, direttore delle Assicurazioni Generali ma anche grande appassionato della terra. Dà una mano alla famiglia nei campi, ma l’incertezza del lavoro dell’agricoltore, la dipendenza da fattori incontrollabili come le condizioni atmosferiche, lo spingono a studiare, laurearsi in economia e diventare consulente d’azienda e docente universitario a Milano. Sui suoi documenti d’identità, a quel tempo, c’è scritto «consulente», perché sono anni in cui il futuro dell’agricoltura in Italia è fumoso e per Ampelio è fondamentale avere un piano B, la sua realtà cittadina, appunto. Un percorso di vita diviso tra metropoli e campagna, il suo, che lo porta gradualmente a smettere di considerare l’agricoltura come qualcosa di faticoso e instabile, per arrivare ad apprezzarne il grande valore e le potenzialità.

IL BOOM DELLA CHIMICA – «Negli anni Cinquanta e Sessanta l’industria ha promosso una nuova idea di agricoltura, più moderna, basata sull’utilizzo di prodotti artificiali che prima non esistevano, i concimi e i pesticidi chimici. Tra il Sessanta e il 1975 abbiamo buttato inutilmente nei campi tanti di quei fertilizzanti, azoto, fosforo, spendendo tantissimo denaro, nel nome di un’agricoltura industrializzata… Ora su quegli stessi terreni si spargono la metà dei concimi di una volta, producendo praticamente il doppio».

LA SVOLTA – È il momento della grande ondata di cambiamento culturale. Sono gli anni 1975-1980 e il modello di agricoltura industriale entra in crisi, si comincia a parlare di salute, ambiente, gusto del cibo, autenticità. «In quegli anni sì è iniziato a dire che la Terra cominciava a ‘essere stretta’, il Club di Roma già nel 1972 disse che non potevamo ancora tirare avanti molto, che la temperatura cominciava a salire, che c’era inquinamento, ma quella previsione non fu ascoltata. Era l’inizio di una coscienza ecologica». Ampelio guarda con occhi diversi il mondo dell’agricoltura. Decide che la terra è il settore a cui dedicarsi «non solo per problemi etici, ma anche perché con intelligenza e un po’ di fantasia si possono avere ottimi risultati dalla campagna, tranquillizzanti soprattutto dal punto di vista della salute delle persone e dell’habitat».

DA CONSULENTE AD AGRICOLTORE – Sui biglietti da visita e sulla carta d’identità fa scrivere «agricoltore». La sua nuova passione è il vino, perché lo stimola il fatto che la sua riuscita dipenda anche dalla lavorazione, dall’imbottigliamento, dalla capacità di saperlo portare sul mercato e di costruire un’immagine. Resta un prodotto agricolo, ma meno dipendente da quei fattori esterni che tanto lo preoccupavano in passato. Da dodici anni Bucci a Ostra Vetere (Ancona) produce vino certificato bio ma, ci tiene a dirlo, non lo scrive in etichetta. «Non voglio che il marchio sia vissuto come uno strumento di marketing banale e non voglio che diventi uno strumento di moda, perché le mode passano. Per posizionarsi nella fascia dei vini “buonissimi”, quella che mi interessa, occorre una grande qualità di prodotto. Quindi il marchio bio esibito sulla bottiglia è quasi “un di meno”. Inoltre ricordiamoci che si tratta di una bevanda alcolica da consumare con moderazione, perché è soprattutto un piacere. Non voglio che la gente beva senza limiti il mio vino pensando che fa male, ma lo fa biologicamente (ride, ndr)! Nel mio caso resta un rapporto fra me e la terra, la quale risponde perfettamente. La certificazione aiuta perché è una controprova su se stessi. Poi, dato che io passo molto tempo a Milano, serve anche a garantire che in mia assenza non vengano sparse sostanze chimiche sui terreni».

AGRICOLTURA HI-TECH – Cosa ne pensa l’agricoltore e l’uomo di cultura Bucci, della cosiddetta ‘vigna telematica’, quella che con l’aiuto di un software avverte quando l’uva è matura al punto giusto e indica su quale vitigno puntare? «Certamente mi affascina, ma la domanda che mi faccio è questa: ‘Chi lo può fare?’ L’industria. Sono innovazioni fatte per sostituire l’artigianalità, la sapienza dell’uomo, del suo naso, degli occhi, la conoscenza del terreno con delle macchine. Quando l’industria arriva, pone le basi per avere il potere totale sull’agricoltura. Inoltre escludo che il software possa dire quale sia il vitigno giusto da piantare. Quella del vitigno è una scelta personale e culturale e dipende anche dal progetto d’immagine, ovvero dall’idea di vino che un’azienda agricola vuole realizzare. È un argomento interessante, non lo nego, ma allontana il vino dall’artigianato, dall’umanità che c’è dentro e che i consumatori apprezzano. Perché non divulgare invece le coltivazioni biologiche? Non è vero che il bio è un ritorno al passato, ai metodi di cento anni fa. I vini dei contadini allora facevano schifo, non c’erano nemmeno gli strumenti per pulire le botti e i tubi. Il biologico consente di ottenere ottimi prodotti agricoli, in modo innovativo e naturale. Se ci fosse l’investimento sulle tecniche biologiche in agricoltura si farebbero passi avanti, ma gli investimenti li fa l’industria e l’industria vende concimi, anticrittogamici…».

BUONO, PRIMA DI TUTTO – Il discorso dei prodotti alimentari naturalissimi, eticissimi, ma cattivi di sapore non convince Ampelio, che condivide alla lettera il mantra di Slow Food secondo cui l’alimento deve essere ‘buono, pulito e giusto’. «Oltre che di consapevolezza parlerei di un passaggio dalla razionalità anche all’estetica e alla sensorialità. Il vino deve esser buono. Il buono non costa di più. Costa più attenzione, maggiore ricerca del gusto e legame con la cultura del territorio. Ora c’è una coscienza ecologica globale (non inquiniamo) e una personale (non inquiniamoci) : c’è quindi una maggiore attenzione per quello che mangiamo noi e i nostri bambini. Anche rispetto alla bontà».

LifeGate (modifica il 1 febbraio 2013)

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