Fukushima in Francia? Ecco quanto costerebbe

16 Marzo 2013 · Nucleare / Nuclear

Corriere.it

Due anni dopo Fukushima c’è qualcuno che ha provato a calcolare quanto costerebbe in termini economici e umani un disastro simile in Francia, il Paese più nuclearizzato d’Europa. Poche ma drammatiche cifre, secondo il resoconto dello scorso febbraio dell’ Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire francese (lo potete leggere qui). Sette paginette sulle quali l’attenzione non si sarebbe forse fermata se l’istituto transalpino non avesse deciso di rispondere a quanto pubblicato ieri dal “Journal de Dimanche”, che riprendeva vecchi studi del 2007 dello stesso Irsn e scriveva di danni economici per la Francia di migliaia di miliardi di euro. Ebbene, con l’intento di riportare il dibattito su binari più corretti, l’Irsn mostra però che un disastro nucleare in terra di Francia potrebbe causare danni economici tra i 120 e i 430 miliardi di euro. Le emissioni radioattive e la necessità di creare “zone di esclusione” produrrebbero come conseguenza tra i 3.500 e i 100.000 rifugiati. Nel primo caso (120 miliardi di euro e 3.500 rifugiati) la Francia sarebbe di fronte a un disastro gravissimo ma tutto sommato ancora “gestibile”, si sostiene, pari al 6% del suo prodotto interno lordo. Nel secondo invece (430 miliardi e la necessità di provvedere a 100.000 mila profughi) i costi “umani” potrebbero raggiungere il 40% di quelli totali, e il risultato sarebbe di portare a “profonde transizioni politiche e sociali” un Paese che dovrebbe fare i conti con danni pari al 20% del proprio pil. Che cosa distingue i due casi? In entrambi si preventiva una fusione del nocciolo di una centrale Pwr transalpina da 900 megawatt con susseguenti perdite radioattive, salvo che nel caso meno sfavorevole le emissioni esterne resterebbero in qualche misura contenute, mentre in quello più drammatico si sarebbe in presenza di un livello di “emissioni massicce”. Altri fattori non preventivabili (venti, pioggia, fonte delle emissioni) potrebbero rendere più o meno gravi le conseguenze, dando luogo a diverse varianti degli scenari base. Da rilevare peraltro  che “anche i Paesi confinanti soffrirebbero per la contaminazione”, considerazione che non esclude l’Italia. L’obiettivo dei ricercatori è di mettere in fila tutti i possibili elementi/settori che potrebbero essere interessati da un evento come un incidente nucleare grave, al fine di non sottovalutare nessuna conseguenza e di poter prevenire il più completamente possibile ogni sviluppo disastroso. Niente panico quindi, ma dopo averla letta (e lo si fa velocemente) di certo non si dorme più tranquilli.

 

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