Maxi piano Ue per l’edilizia verde


The Living Tower; progetto di Soa Architects

Corriere.it

Entro aprile 2013 gli Stati dovranno stabilire i piani per ridurre i consumi complessivi

L’efficienza energetica non è più un optional, ma diventa un obbligo di legge. Con la direttiva adottata dal Consiglio europeo, che entrerà in vigore a fine ottobre e dovrà essere ratificata dai parlamenti nazionali entro 18 mesi, il tema dell’uso più efficiente dell’energia si trasforma da ambizione politica in necessità vincolante per i membri dell’Unione.

Come ha spiegato Claude Turmes, relatore della direttiva al Parlamento europeo, puntare sull’efficienza è fondamentale non solo per la sicurezza energetica e per la lotta ai cambiamenti climatici, ma è soprattutto un’importante strategia per stimolare l’economia e creare nuova occupazione.
IMPORTAZIONI – Turmes ha ricordato che le importazioni di petrolio e gas sono oggi la principale voce di trasferimento di ricchezza dall’Europa al resto del mondo. Se nel 1999 i Paesi dell’Unione spendevano poco più di 84 miliardi di euro per le importazioni energetiche, cioè circa l’1% del Pil, nel 2011 questa cifra è aumentata di sei volte, fino a superare i 488 miliardi di euro, pari al 3,9% del Pil europeo. Per uscire da questo circolo vizioso, la direttiva stabilisce un quadro comune di misure, obbligando ogni Paese a fissare un obiettivo nazionale indicativo in funzione del suo consumo di energia, mirato a rispettare la meta comunitaria del 20-20-20. Ma alcuni Paesi, in particolare la Finlandia, la Spagna e il Portogallo (la prima si è astenuta, gli altri due hanno votato contro la direttiva in Consiglio europeo –¡viva España!), sono preoccupati per il costo che comporterà l’adozione della nuova normativa. Si stima che gli investimenti necessari per raggiungere i target siano compresi tra i 40 e 50 miliardi di euro in media per ogni membro dell’Unione.

PIANI NAZIONALI – L’elemento chiave della nuova legislazione europea sono i piani nazionali. Infatti ad aprile 2013 gli Stati membri dovranno presentare i loro programmi nazionali per raggiungere l’obiettivo. Seguirà poi la valutazione ad hoc della Commissione. Se la Commissione dovesse ritenere i piani nazionali insufficienti a centrare il target del meno 20%, s’impegnerà ad aggiungere ulteriori misure vincolanti in modo da coprire il divario. Gli enti pubblici dovranno svolgere un ruolo esemplare, in quanto gli Stati membri dovranno garantire dal 1° gennaio 2014 la riqualificazione del 3% della superficie totale degli «edifici riscaldati e/o raffrescati posseduti e occupati dal loro governo centrale» con una «metratura utile totale» superiore a 500 metri quadri; dal luglio 2015 quest’obbligo riguarderà anche gli immobili superiori a 250 metri quadri. Gli Stati potranno anche decidere di coinvolgere le amministrazioni di livello inferiore a quello governativo, calcolando il 3% sulla somma delle superfici di tutte le amministrazioni pubbliche. Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno concordato un impegno simile sul fronte degli acquisti pubblici, in modo che le nazioni assicurino esclusivamente prodotti, servizi e immobili ad alta efficienza energetica e incoraggino gli enti pubblici, in caso di bandi di gara per appalti di servizi con un contenuto energetico significativo, a valutare la possibilità di concludere contratti di rendimento energetico a lungo termine che consentano consistenti risparmi.

MISURE – Sono previste anche specifiche misure di audit energetico rivolte alle grandi imprese e al public procurement. Il green public procurement è una delle grandi novità: porterà gli enti pubblici a tenere in considerazione i criteri di impatto ambientale e sostenibilità quali fattori determinanti prima di concedere un appalto o acquistare forniture di beni e servizi.
Inoltre, c’è la richiesta alle compagnie energetiche di ridurre le loro vendite di energia alle imprese, industrie e famiglie di almeno l’1,5% all’anno: ogni Stato membro dovrà istituire un regime nazionale obbligatorio per garantire questo obiettivo. Per raggiungere questo target, però, i Ventisette avranno a disposizione una certa flessibilità d’azione e la possibilità di utilizzare misure alternative equivalenti, come la rateizzazione dell’obiettivo o l’introduzione di misure fiscali ad hoc.

RIVOLUZIONE – Ma la rivoluzione non finisce qui. Del pacchetto efficienza fa parte anche la direttiva Ecodesign, che definirà i nuovi standard di produzione, di consumo massimo e di commercializzazione con le nuove etichette energetiche per una buona metà degli apparecchi che consumano energia in Europa, di cui fino ad ora ne sono stati regolamentati solo cinque tipi: televisori, condizionatori, frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie. Molti degli altri apparecchi, come i boiler, i trasformatori o le macchine per il caffè, dovrebbero vedere una stretta proprio nel 2012, con una riduzione potenziale di un terzo dei consumi elettrici europei. Si tratta di una decisione molto delicata per il nostro Paese, visto che l’Italia, dopo la Germania, è il più grande produttore di elettrodomestici d’Europa. Il modo in cui verranno definiti gli standard è un tema cruciale.

Elena Comelli
15 ottobre 2012

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