Strage di volpi artiche, il killer è il mercurio

Una volpe artica in abito invernale

 

 

 

 

 

Una volpe artica in abito invernale

Si nutrono di uccelli marini avvelenati dal metallo pesante

Intossicate a morte dal mercurio. Le volpi artiche, (Vulpes lagopus) quei piccoli carnivori dalla maestosa pelliccia bianca che li protegge dagli inverni gelidi del nord, non sono però protette dal cibo che mangiano, e dal veleno che contiene. Le popolazioni costiere pescano infatti dall’oceano il proprio nutrimento, e il tasso di mercurio nell’oceano è troppo alto, soprattutto a quelle latitudini. Ed estremamente pericoloso, non solo per le volpi: il mercurio è dannosissimo anche per noi.

LO STUDIO SCIENTIFICO – A inchiodare il mercurio quale responsabile dell’ecatombe di volpi artiche – incluse nella lista rossa degli animali a rischio estinzione, è uno studio condotto congiuntamente dalle Università di Mosca e d’Islanda e appena pubblicato sulla rivista scientifica Plos One. I ricercatori hanno comparato tre popolazioni diverse di volpi artiche, due costiere e una no, che abitano sull’isola russa di Mednyi nell’arcipelago del Commodoro nel mare di Bering, e in Islanda. Le popolazioni costiere, che si nutrono prevalentemente di uccelli marini e carcasse di foche, hanno presentato – a differenza delle volpi che abitano all’interno – livelli di mercurio altissimi. Sulla piccola isola di Mednyi, dove non ci sono fonti di cibo alternativo a quello «marino», come per esempio i roditori – la popolazione di volpi artiche ha subito un tracollo violentissimo negli anni passati. Anche se oggi la popolazione è stabile, è oramai molto ridotta, e i piccoli della specie hanno un tasso di mortalità particolarmente elevato. Inoltre le volpi di tutte le età sono sottopeso e hanno un manto in pessime condizioni. I ricercatori hanno confermato che la fonte della contaminazione – che si protrae da lungo tempo – è appunto il cibo.

L’EMERGENZA ARTICA – I ricercatori avevano inizialmente presupposto che l’ecatombe di volpi nell’isola fosse dovuta a un agente patogeno, che non è invece stato trovato, perché inesistente. «Abbiamo pensato al mercurio perché è stato trovato in concentrazioni elevate anche in altri vertebrati artici che vivono in aree remote e l’intossicazione da mercurio è nota per innalzare la mortalità nei mammiferi», ha spiegato Alex Greenwood. I livelli di mercurio negli oceani sono raddoppiati nel corso dell’ultimo secolo a causa delle attività umane, e l’Artico è la zona più colpita, secondo quanto riportato nel Rapporto di valutazione globale sul mercurio 2013 pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep).

PREDATORI – Nei predatori artici in cima alla catena alimentare, i livelli di mercurio sono decuplicati in 150 anni, secondo i dati forniti dall’Arctic Council. Lo studio scientifico sulle volpi getta ulteriore luce su come il mercurio si stia accumulando nella catena alimentare marina della regione artica, un dato che moltissime ricerche hanno legato da decenni all’inquinamento industriale. Una recente ricerca guidata dalla Nasa ha poi suggerito che anche il diminuire dei ghiacci nelle acque della regione stia contribuendo ad aumentare la presenza della sostanza.

UN PERICOLO PER TUTTI – Il mercurio, impiegato nella preparazione di prodotti chimici industriali e in campo elettrico ed elettronico, è un metallo «altamente tossico per la salute umana», secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità. Gli effetti dannosi dell’inquinamento da mercurio negli ambenti marini e le conseguenze sulla salute delle specie, inclusa quella umana, sono largamente dimostrati. La contaminazione con l’ambiente e con il mare avviene in vari modi, a partire dalle emissioni inquinanti provenienti dalla combustione dei rifiuti e dei combustibili fossili (in particolare il carbone), a vari processi industriali, inclusa la produzione di cemento e di metalli. Il pesce, alimento dalle preziose virtù per gli esseri umani, ne è talmente contaminato oramai da mettere molto seriamente in dubbio i benefici di una dieta che lo contempli in abbondanza. Fatica, depressione, mal di testa, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione: questi sono alcuni effetti (e non i più gravi) dell’avvelenamento da mercurio – paradossalmente l’esatto contrario di ciò che ci si aspetta da una dieta ricca in prodotti ittici. E chi mangia molto pesce ne è indubbiamente a rischio. A partire dai bimbi: uno studio ha dimostrato che certi pesci, mangiati in gravidanza e durante la prima infanzia, peggiorano le performance cognitive dei più piccoli.

ACCORDO – All’inizio dell’anno 140 nazioni si sono accordate per elaborare misure vincolanti per contenere il rilascio di mercurio nell’ambiente. L’accordo, che sarà firmato il prossimo ottobre, ha preso il nome di Convenzione Minamata, dal nome della città giapponese la cui baia subì uno dei più gravi avvelenamenti da mercurio della storia. Intanto l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha diminuito il valore delle dosi settimanali tollerabili delle principali forme di mercurio contenute negli alimenti.

Carola Traverso Saibante

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