Recupero e riqualificazione del territorio italiano. Contro il consumo di suolo interviene anche il governo

Aree dismesse o degradate
Ora si possono segnalare

MILANO – L’ex ospedale Einaudi a Torino, chiuso nel 1997 e inutilizzato dal 2003: ora abbandonato e pericolante. La zona degradata adiacente al parco di Tor Fiscale a Roma: area di pregio naturalistico che rientra nel sistema del Parco dell’Appia Antica. L’ex arsenale dell’Esercito nel quartiere di Fuorigrotta a Napoli: completamente abbandonato. Il Lido Iride a Platamona, in provincia di Sassari, non più utilizzato dagli anni Ottanta. Sono quattro esempi di «RiutilizziAMO l’Italia», la campagna lanciata da Wwf Italia che permette ai cittadini di segnalare le strutture non più utilizzate o degradate e proporre un loro riutilizzo. L’iniziata rientra in un discorso ben più ampio: quello sullo smodato consumo di suolo al quale è stato sottoposto il nostro Paese, che ha subito una forte acccelerazione nell’ultimo decennio.

Il Wwf?«RiutilizziAMO l?Italia»

PROGETTO – Fino al 31 ottobre il Wwf chiede di segnalare le aree dismesse o degradate, e di immaginare una proposta per riconvertirle creando «destinazioni d’uso green» e individuando il riuso ambientale e sociale per evitare un ulteriore consumo di suolo. L’obiettivo dichiarato è innescare un movimento culturale e sociale in grado di avviare il più grande progetto di recupero e riqualificazione del territorio italiano, grazie al quale le comunità locali possano riappropriarsi del proprio territorio, ricostruire lo spazio in cui vivono, con iniziative spontanee e dal basso, che finora può inoltre contare sulla mobilitazione di esperti locali e di docenti che al momento coinvolge undici università.

RECUPERO – «Il nostro è un contributo a un grande progetto di recupero e riqualificazione urbanistica, territoriale e ambientale di grande significato culturale e di rilevante importanza economica», dice Stefano Leoni, presidente di Wwf Italia. «Un progetto che consenta di recuperare l’immenso patrimonio di manufatti e di aree inutilizzate esistente in Italia con proposte e progetti di qualità, frutto della partecipazione e della creatività dei cittadini». Rilancia Adriano Paolella, direttore generale dall’associazione del panda: «Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta abbiamo saputo dimostrare con il recupero dei centri storici grandi e piccoli di essere abili conservatori e restauratori di beni culturali. Dobbiamo rivitalizzare e rilanciare quello spirito e costituire un volano economico che abbia come obiettivi la ricomposizione di paesaggio degradato e la riscoperta della bellezza del nostro territorio».

LINEE GUIDA – Il Wwf offre indicazioni utili per la campagna e invita a concentrarsi su precise tipologie: il recupero delle aree industriali dismesse o parzialmente utilizzate; il recupero di aree intercluse o marginali all’urbanizzazione; il recupero di aree degradate, da bonificare e riqualificare; le aree demaniali militari; i sedimi ferroviari e le loro pertinenze; le aree intercluse a infrastrutture lineari; i capannoni abbandonati; l’edilizia rurale in abbandono; gli edifici non utilizzati.

IL DDL – Martedì 24 luglio Mario Catania, ministro delle Politiche agricole, ha presentato il disegno di legge quadro per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo di suolo. Tre i punti fondamentali del ddl: tetto massimo a livello nazione e non regionale alla superficie agricola edificabile, divieto per dieci anni di mutamento di destinazione d’uso per i terreni agricoli per i quali sono stati erogati finanziamenti europei o aiuti di Stato, abrogazione della norma che consente agli enti locali di utilizzare una quota dei proventi dei titoli edili per il finanziamento delle spese correnti, cioè «fare cassa». La proposta ha trovato tutti d’accordo: dalle associazioni agricole allo Slow Food, dalle organizzazioni ambientaliste ai sindacati ai piccoli imprenditori edili.

Redazione Online
26 luglio 2012 (modifica il 6 agosto 2012)

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