La musica delle proteine

Adriano Zago, también colaborador de IDEAA, escribe sobre los éxitos obtenidos con los cultivos gracias a la música,  y la base científica de los mismos.

Dalla Francia una tecnica innovativa per stimolare con la musica la crescita delle piante e proteggerle dai parassiti. Nella tradizione dei nativi d´America e di altri popoli, lo sciamano utilizzava determinate melodie per curare numerosi disturbi, impieghi analoghi della musica si ritrovano nelle antiche culture del sud America, della Cina, dell´India e perfino della nostra Europa. Oggi anche la medicina convenzionale riconosce gli effetti positivi della musica per la cura di stati d´ansia, ipertensioni e numerose altri disturbi.

L´uso della musica non e limitato all’ambito umano. La musica classica è utilizzata in alcune stalle e allevamenti di ovaiole per aumentare il benessere degli animali e quindi la produzione. Ma c’è di più, alcuni scienziati affermano che anche le proteine “œcantino” e siano in grado di reagire a determinati brani musicali. Lo scorso inverno ho conosciuto Pedro Fernandez in un piccolo paesino dell”™Alta Langa piemontese, a Cissone. Per tre giorni ho tradotto a una platea, poco numerosa ma particolarmente interessata, il racconto delle sue sperimentazioni, scaturiti dalle intuizioni del fisico francese Joel Sternheimer riguardo ai protèodì. La musica delle proteine “œTutto è vibrazione”.

Partendo da questa affermazione Joel Sternheimer e i suoi collaboratori sono arrivati ai principi e alle applicazioni della musica delle proteine: le protèodìe. La base di questi studi sono le “œfrequenze in serie” o “œrisonanze su più livelli”. In parole semplici, ad ogni proteina corrisponde una melodia specifica costruita a partire dalle onde emesse dagli amminoacidi che la compongono .

Gli amminoacidi, componenti essenziali delle proteine, si assemblano seguendo le indicazioni di un codice presente nel DNA, che viene copiato nel RNA Transfer. EӪ proprio nel momento nel quale i vari amminoacidi si attaccano fra di loro che questi emettono una frequenza ben specifica, e la frequenza delle onde emesse ̬ proporzionale alla massa della molecola dellӪamminoacido.

Sono innumerevoli le razioni tra amminoacidi che si svolgono allo stesso tempo in una cellula, e sono migliaia o meglio milioni le cellule che compongono una pianta o un essere umano. Quindi non si può parlare di un singola melodia prodotta da un amminoacido, ma di una infinità di vibrazioni che entrano in risonanza amplificando la frequenza a diversi stadi dell”™organizzazione di un organismo vivente. Si tratta di frequenze in serie perché queste onde sono capaci di una comunicazione con tutti i livelli dell”™organismo: i diversi livelli di organizzazione della materia. Questa è la scoperta!

Una nuova scienza

la genodica Joel Sternheimer ha chiamato genodica questa nuova scienza che mette insieme genetica e musica. Ogni proteina si compone di un numero molto variabile di amminoacidi, le melodie corrispondenti possono quindi essere brevi sequenze di note o melodie più lunghe. Da precisare, che queste onde emesse dagli amminoacidi sono troppo deboli per essere misurate dalle strumentazioni di laboratorio, è per questo che Sternheimer negli anni “™60 ha ricavato queste indicazioni da calcoli matematici. La scoperta immediatamente successiva fu la loro applicazione.

Secondo Sternheimer ci sono due tipi di melodie per ogni proteina: una stimolatrice e una inibitrice. Le due melodie sono “œsimmetriche”, rispetto alla dominante della scala temperata (il quinto tasto bianco della scala di un pianoforte), queste melodie prendono il nome di protèodie. Trovata la melodia però, rimangono molti aspetti da mettere a punto: il tempo, il timbro, la durata, la frequenza di esecuzione. Tutti questi aspetti sono stati oggetto di molte prove fatte da Joel e dai suoi collaboratori in diverse parti del mondo per trovare degli indirizzi di applicazione pratica precisi ed efficaci.

L”™auditorium di queste melodie era composto di soggetti poco usuali: le piante. E”™ su di loro quindi che sono state effettuate le prove per definire tutti gli aspetti relativi alla melodia. Volume abbastanza elevato, circa 5 minuti di melodia al giorno, 120 note al minuto ecc. sono le indicazioni generali emerse dalle ricerche condotte fino ad oggi. Indicazioni, che però vanno riaggiustate ogni volta a secondo dei casi specifici e dei risulti ricercati.

In 20 anni di lavoro sono state decodificate circa 1200 proteodie corrispondenti alla stimolazione o inibizione di altrettante proteine.

Il brevetto europeo

Nel 1992 la tecnica basata sulle proteodie sembra essere pronta per una registrazione all”™ufficio brevetti europeo (OEB), ma il metodo non viene accettato in quanto viene riconosciuto solo un effetto indiretto sulla crescita delle piante e non sulla sintesi proteica. Il lavoro dei ricercatori si è quindi indirizzato verso fenomeni che fossero più facilmente quantificabili. La svolta è arrivata con l’applicazione del metodo sui batteri marini luminescenti. L”™OEB in questo caso ha ammesso la diretta correlazione tra aumento della luminosità di questi batteri ed esposizione alle frequenze dei loro protèoidì.

Una esperienza analoga è stata condotta su cellule leucemiche umane, dove è stata inibita la sintesi della interleuchina (IL 2), una proteina prodotta dai linfociti. Anche in questo caso l”™OEB si espresso positivamente dichiarando “œl”™esistenza di una relazione tra esposizione alla melodia musicale del protèodì e inibizione della sintesi di IL 2.

Nel 2004 arriva dunque la registrazione del brevetto proteodì presso l”™OEB e Strernheimer diventa uno dei pionieri dell”™epigenetica, una disciplina oggi estremamente attuale che studia la modulazione dell”™espressione genomica sulle cellule.

I primi risultati sulle piante in una piccola azienda orticola in Senegal, a Dakar, viene effettuato un esperimento utilizzando la musica relativa alla proteina TAS 14 che aiuta le piante di pomodoro a resistere alla siccità. Una semplice audiocassetta posta vicino alle piante diffonde la musica per 3 minuti al giorno. I risultati sono impressionanti: le piante trattate per 11 giorni fanno registrare una produzione vistosamente superiore rispetto a quelle non “œtrattate”, ma irrigate con il doppio dell”™acqua! Le piante “œirrorate” con la musica e irrigate con metà dell”™acqua utilizzata sugli altri filari risultano più alte di 60 cm!

Una ricerca analoga è stata condotta negli anni successivi in serra in Svizzera e riguardava la capacità del pomodoro di reagire a stress idrici forzati. Il comportamento delle piante trattate è evidente a partire dalla colorazione delle foglie e dall”™aspetto generale e della piante, il confronto è visibile nella foto.

In seguito le ricerche si sono evolute indirizzandosi anche sul miglioramento della qualità organolettica e la conservazione di alcuni frutti e ortaggi (pomodoro, meloni e avocado).

Nel 1999 nell”™Università di Gand in Belgio sono state condotte prove sull”™estensina nel pomodoro, ottenendo effetti spettacolari sull”™altezza delle piante trattate con la musica. Perché risultati così significativi non hanno condotto a una generalizzazione rapida della tecnica? Perché la quasi totalità delle ricerche in campo agricolo oggi privilegiano la chimica e gli OGM con tutti i drischi e i danni connessi a tali tecniche?

La risposta si trova nella missione dei finanzieri e delle multinazionali, missione mossa da preoccupazioni di pochi e mai rivolta all”™interesse collettivo e alla preservazione della natura.

Zucchine e insalate in serra

La Provenza è stata da sempre una zona particolarmente vocata per la produzione delle zucchine lunghe. Negli ultimi 15 anni, come anche in molte altre zone, una malattia ha gravemente compromesso la possibilità di continuare a praticare questa coltura a causa del virus del mosaico dello zucchino (WMV2). L”™agricoltore coinvolto nella prova ha subito negli ultimi anni gravissimi attacchi di “œWMV” sulle sue zucchine, tali da non poter portare a termine la coltura.

Anche in questo caso i protèodi sono stati usati sia rinforzare le difese immunitarie delle piante, sia per inibire lo sviluppo del virus. Gli effetti sono stati molto evidenti come si può osservare dalle foto: le piante trattate hanno evidenziato una più elevata resistenza al virus e una maggiore crescita.

La bremia dell”™insalata (detta anche peronospora) è una delle malattie più diffuse di quest’ortaggio, anche in questo caso i protèodì hanno fatto registrare notevoli risultati. L”™aspetto particolare è che la resistenza è stata trasversale alle diverse varietà coltivate nella stessa serra dove la melodie protèodì era applicata.

Musica in vigna

Una delle colture più interessanti per le applicazioni dei protèodì è la vite. Da subito è parso molto interessante valutare l”™efficacia della tecnica contro alcune malattie come mal dell”™esca e peronospora.

I risultati sono stati molto incoraggianti e hanno messo in evidenza un altro aspetto di questa tecnica: le risposte sono molto modulari in base alle varietà, le età, le condizioni di crescita ecc. Gli effetti più studiati e testati riguardano 4 settori ben distinti:

– regolazione dei processi di crescita e sviluppo,

– prevenzione delle malattie (batteriche, virali o crittogame),

– stimolazione delle difese e resistenza agli stress (temperatura, acqua), ed

– economia della gestione (concimazioni, trattamenti sanitari, irrigazione).

Di fatto tutti i processi biologici sono legati all”™espressione del patrimonio genetico, la tecnologia legata allo studio del DNA diventa sempre più accessibile e la messa a punto di nuovi protèodì richiede solamente la codificazione genetica dei vari amminoacidi per poterne stimolarne o inibirne la sintesi.

Contro il mal dell”™esca

Lo studio della prevenzione del mal dell”™esca è iniziato nel 2003 su due parcelle in Alsazia e Champagne, nel 2004 si sono aggiunte altre 3 prove. Nel protocollo sperimentale sono stati diversi i protèodì coinvolti: dalla regolazione della crescita, allo sviluppo delle difese della pianta, all”™inibizione del metabolismo dei funghi. Va ricordato che lo scopo è quello di accompagnare la pianta in una crescita equilibrata ed armoniosa. I risultati: una diminuzione del tasso di piante malate del 30 al 300% rispetto all”™annata precedente, risultati confermati su diverse varietà e diverse zone viticole: Alsace, Val de Loire, Lot e Champagne.

I risultati delle cinque sperimentazioni effettuate nel 2009, installando un diffusore (una normale cassa acustica) per ha per 5-15 minuti di melodia al giorno per ogni tipo di protèodì, hanno evidenziato una riduzione degli attacchi dal 54 all”™82%, rispetto all”™anno precedente. Il livello di presenza della malattia a tutti gli stadi si è fermato allo 0,4-0,7% dei casi. Inoltre si è notato che i risultati sono anche dipendenti dalla distanza dalla fonte sonora: nelle piante vicine il tasso di piante malate era dello 0,6%, in quelle lontane del 7%.

E contro gli arresti di fermentazione, in cantina

Prove molto interessanti sono state condotte in Alsazia nel 2008 per la prevenzione degli arresti di fermentazione del mosto in cantina. In questo caso le applicazioni sono state installate inserendo un piccolo trasmettitore di suoni nella vasca con il vino, tramite una sonda. Le prove condotte in parallelo con botti nelle quali la musica non era sta diffusa hanno dimostrato che i protèodì sono stati capaci di far completare la fermentazione alcolica senza alterare altri parametri chimico-fisici e organolettici.

Il parto delle capre

Un lavoro nel settore zootecnico realizzato dall”™equipe di Pedro e Joel riguarda il parto delle capre in un allevamento in Occitania, Sud della Francia. Il parto spesse volte può creare degli inconvenienti molto gravi alle capre, fino alla morte dell”™animale stesso. E”™ sulla stimolazione dell”™ossitocina, ormone coinvolto nell”™allargamento della cervice uterina, che gli sforzi si sono maggiormente concentrati. In seguito le ricerche si sono estese anche sulla relaxina, in quanto responsabile delle fasi di contrazione-decontrazione dell’utero. Dopo gli studi e le conseguenti applicazioni delle melodie dei relativi proteèodì (ossitocina a relaxina) i risultati hanno portato a un maggior numero di parti con successo, meno mortalità da parto e maggior benessere degli animali.

Dunque?

Gli esempi quindi sono numerosi, applicati su diverse colture e animali, i risultati sono stati dimostrati in modo chiaro. Ma come si può fare per agganciare questa nuova scienza al mondo produttivo, magari italiano? In Francia, il passaggio dalla sperimentazione in laboratorio all”™applicazione in campo è stato possibile grazie al coinvolgimento delle organizzazioni interprofessionali dei viticoltori e dei produttori ortofrutticoli, come nei casi dello Champagne e della Provenza, di cui abbiamo già parlato. Questo perché le prove in questione vanno eseguite secondo criteri scientifici che possano rendere confrontabili i risultati. Inoltre sono necessarie numerose misurazioni e continui aggiustamenti, un lavoro che un singolo agricoltore può difficilmente intraprendere da solo. Il sindacato dei produttivi viticoli dello Champagne (il nostro omologo del consorzio di denominazione”¦) ha accettato di provare i protèodì dicendo: “œtestiamo continuamente prodotti chimici senza conoscere la loro composizione e come vengono prodotti, perché non provare dunque gli effetti della musica?”.

Quello che è certo è che i protèodì offrono una soluzione molto interessante e soprattutto privi di effetti collaterali indesiderati, la speranza è che anche in Italia si trovino aziende agricole, tecnici e soprattutto enti e associazioni agricole interessate ad esplorare una tecnica ecologia ed efficace per la protezione delle piante. Una tecnica che rappresenta uno stimolo per riflettere attorno al mondo della materia, delle vibrazioni, delle frequenze e delle armonie. Filolao diceva “œL”™armonia nasce solo dai contrari; perché l”™armonia è unificazione di molti termini mescolati e accordo di elementi discordanti”

Per saperne di più Video su You tube: www.youtube.com/watch?v=Yk5dGK_PhOo

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